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Come funziona l'ospedale di un paese africano?

Ospedale come centro di riferimento di un territorio esteso e variegato, con pazienti di ogni entà e patologie dalle diverse entità: il nostro medico volontraio Marinella Pettener ci racconta la sua attività, dal 3 marzo all’ 11 marzo 2014, a Nanoro  presso l’ Ospedale S. Camille, gestito da frati camilliani.

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“A Nanoro durante l’anno sono presenti molti medici italiani, tanto che nel villaggio i bambini salutano i bianchi in italiano. Il villaggio è molto piccolo e povero, ma le persone sono più abituate agli stranieri. Vi sono molte scuole private, gestite da religiosi, in cui studiano ed alloggiano ragazzi provenienti da molte parti del Burkina Faso. La più quotata è una scuola superiore di agricoltura, dotata di vasti campi con diverse coltivazioni. C’è un centro di ricerca sull’Aids in cui lavora una laureata tedesca stanziale.


L’ospedale è attiguo al convento e agli alloggi per i medici. Molto conosciuto in Burkina Faso,  arrivano non solo pazienti della zona ma da tutto il Paese. Ha come suo riferimento gli ospedali di Ouagadougou, dove sono inviati casi non risolvibili in loco, e la radiologia della capitale, unica sede dove è disponibile la Tac. Nonostante ciò arrivano spesso in consulenza pazienti provenienti dalla capitale, già visti da specialisti.


L’ospedale è molto grande, pulito e ben organizzato. Vicino all’ingresso sono situati chiesa, obitorio, parcheggio, cassa e farmacia.  Al mattino alla cassa ci sono file che arrivano a un centinaio di persone. Ci sono i padiglioni delle consulenze mediche e infermieristiche, le degenze mediche, la pediatria, il Cren, la radiologia, le degenze ortopediche, le degenze chirurgiche, le sale operatorie, la maternità, il laboratorio.


Sotto grandi tettoie del parcheggio all’ingresso o davanti ai padiglioni delle degenze stazionano anche per molti giorni decine di persone. In parte sono pazienti che attendono consulenze e che abitano in villaggi anche molto distanti: arrivano ad aspettare anche tre giorni per avere una visita medica, di più per consulenze specialistiche o per essere inseriti nelle liste delle programmazioni chirurgiche, che vengono redatte  settimanalmente. Ogni paziente ospedalizzato ha inoltre il suo “aiutante”, spesso donne con bambini piccoli, che provvedono a tutte le necessità del paziente, dal cibo all’acquisto dei farmaci prescritti giornalmente presso la farmacia. Tutte queste persone usufruiscono di servizi igienici comuni ed acquistano il cibo e le bevande in piccoli chioschi fuori dall’ospedale o al mercato, che si svolge ogni tre giorni.


Le patologie da affrontare


Il lavoro in medicina è molto interessante, perché, essendo un ospedale di riferimento, in consulenza arrivano casi clinici non routinari ma piuttosto complessi. In ricovero prevalgono scompensi cardiaci ed epatici, neoplasie terminali, febbri e patologie respiratorie gravi, spesso sovrapposte a Tbc. C’è un’ampia casistica di ipertensione arteriosa, per cui esistono pochi farmaci piuttosto vecchi e costosi, che spesso i pazienti smettono o usano in maniera intermittente.

Molti sono i pazienti con insufficienza renale, ma è difficile identificarne le cause e trattarla. Il diabete è praticamente una malattia incurabile perché pochi possono permettersi i pochi antidiabetici orali disponibili. Se necessitano insulina è impossibile curarsi: l’insulina è costosa, si trova solo nelle grandi città, le persone non hanno il frigo per conservarla e dovrebbero acquistare ogni giorno almeno tre siringhe. I farmaci a disposizione in ospedale sono limitati e piuttosto vecchi. Il laboratorio e la radiologia sono sempre a disposizione, ma  le radiografie sono senza referto.


Reparti, laboratori e servizi

La pediatria ha una convenzione triennale con l’Università di Firenze: vengono inviati gli specializzandi in pediatria, su base volontaria, che si fermano per quattro mesi e assicurano continuità alla loro presenza. I ricoveri sono per lo più motivati da casi gravi di malaria che richiedono trasfusioni, casi gravi di malnutrizione, malattie infettive, osteomieliti, ma anche morsi di serpenti velenosi. E’ a disposizione un letto di “rianimazione” per i casi che necessitano di ossigeno.


 L’attiguo Cren è indipendente dalla pediatria. Qui il latte prima età per i neonati di mamme senza latte non si trova e  si supplisce con una miscela standardizzata di latte di mucca, acqua, zucchero, olio e polivitaminici.


Il laboratorio è gestito da un anziano prete italiano, Padre Pietro, in Burkina Faso da 40 anni e con una grande esperienza in medicina tropicale. Al laboratorio fanno capo le trasfusioni, ma ci sono protocolli molto rigidi per concederle, vista la grande carenza di sangue. Gli esami che si possono richiedere sono abbastanza completi.


La radiologia provvede con un tecnico a radiografie di torace e scheletro, ma il tecnico non è in grado di refertare. Due volte alla settimana viene il radiologo, che si dedica prevalentemente alle  ecografie, che referta in modo esaustivo con grande attenzione ai dettagli. L’ambulatorio Aids è gestito da un medico italiano stanziale. Ogni giorno è presente il dentista, mentre il medico ginecologo viene per le consulenze e le ecografie una volta alla settimana.
Anestesie, cesarei  ed interventi chirurgici ed ortopedici di routine o d’urgenza vengono eseguiti da infermieri specializzati, quasi tutti religiosi camilliani, con grande competenza. L’ortopedico italiano viene una volta all’anno già da 9 anni ed esegue per lo più protesi d’anca, portandosi il materiale dall’Italia.


L’organizzazione medico-infermieristica


 La medicina è organizzata con un medico referente distrettuale,  presente di solito una o due volte alla settimana, che  fa da riferimento e si occupa di formazione. Ci sono tre medici, Suor Marie Groleau con cui ho lavorato in passato a Sabou, e due giovani  medici locali stagisti, che hanno contratti triennali. I tre medici si alternano secondo uno schema settimanale in degenza o negli ambulatori. Negli ambulatori le prime visite si fanno al mattino e nel pomeriggio i pazienti portano radiografie ed esami richiesti al mattino e che di solito eseguono subito. I medici locali si attengono strettamente alle disposizioni di lavoro e se non riescono a vedere tutti i pazienti nuovi  in mattinata li lasciano per i giorni successivi. Con Suor Marie siamo riuscite a smaltire tutti i pazienti che si erano accumulati lavorando anche i pomeriggi tutti i giorni.

Il medico di guardia è disponibile per le urgenze giorno e notte e ruota ogni settimana. Durante la mia presenza Suor Marie era di guardia, abbiamo lavorato  sabato e domenica e  ci sono state alcune urgenze notturne. L’affiancamento le è stato utile per avere aggiornamenti su farmaci e linee guida europee. Il lavoro potrebbe essere migliorato se fosse aiutata in ambulatorio da un infermiere che traduce dal morè al francese. La maggior parte delle persone si esprime solo in morè.
Il personale infermieristico usa gli stessi protocolli del resto dei centri. L’afflusso dei pazienti è effettivamente superiore rispetto a dispensari periferici e continuo tutti i giorni della settimana”.


Marinella Pettener - medico nefrologo

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