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Come nasce una famiglia dal Burkina all’Italia


Scopriamo la storia di Carlo e Roberta, in Burkina negli stessi giorni della nostra missione per l'adozione del piccolo Hyacinthe, proprio all'Hotel Maternel seguito da MK.

Hyacinthe Carlo Roberta FB«Ci riteniamo fortunati che Hyacinthe sia cresciuto all'Hotel Maternel: quando lo abbiamo incontrato a Ouaga era stato ben preparato all’incontro con noi, e abbiamo trovato un bimbo autonomo e sereno». Roberta e Carlo sono reduci dal viaggio a Ouaga, proprio nei giorni in cui anche i missionari Lions di MK Onlus erano in Burkina Faso per la missione di novembre. Al ritorno in Italia Roberta e Carlo hanno finalmente potuto portare con loro Hyacinthe, il bimbo burkinabè di tre anni che, dopo anni di attesa, hanno potuto adottare.

Hyacinthe ha trascorso i suoi primi tre anni all’Hotel Maternel, l’orfanotrofio di Ouaga che MK Onlus sostiene dal 2008. I medici Lions di MK ogni anno effettuano lì visite e screening, mentre le consigliere MK provvedono a fornire vestiario, biancheria da letto e attrezzature per i bimbi. Negli anni si è creata ottima collaborazione con il personale della struttura. «L’Hotel Maternel ci è parso pulito e ben organizzato - racconta Carlo - con “tate” preparate e attente: erano affezionate a Hyacinthe, si sono raccomandate di averne cura. Nessun dettaglio comunicava “improvvisazione” o scarsa professionalità: non può neppure essere casuale che Hyacinthe, a 3 anni e 4 mesi circa, sappia mangiare benissimo da solo, ami farsi il bagnetto, dorma bene e sia sereno e socievole».

Il piccolo era stato preparato a incontrare la sua nuova famiglia: le tate da settimane gli avevano proposto il libretto di foto inviato dai neogenitori per farsi conoscere, perciò l’incontro è stato sereno, addirittura “atteso” con trepidazione. «L’istituto - prosegue Roberta - ha organizzato una festa per la partenza di Hyacinthe, con caramelle, palloncini e bolle di sapone. Le tate e i bimbi hanno cantato una canzone di saluto e tutti ci siamo un po’ commossi. L’accoglienza e disponibilità delle persone, in Burkina, è ciò che più ci ha colpito».

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